Capua: in piazza contro la crisi, solidali e complici con le battaglie per i Beni Comuni

Si è scesi in piazza, finalmente, stamattina a Capua. Si è scesi in piazza da autoconvocati, spontaneamente, per lanciare un segnale di dissenso verso i sacrifici ancora una volta richiesti ad un sud allo stremo. “Abbiamo pagato lo ‘sviluppo’, non pagheremo la crisi!” recitava lo striscione che il centro sociale Tempo Rosso ha portato in piazza a cercare di rappresentare, con uno slogan, quella che appare la parte assegnata ad un territorio ed ai suoi abitanti nella grande sceneggiata dell’economia nazionale.

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Forconi e Forche

Ed è vero che, come ha osservato qualcuno, le rivendicazioni di questa esplosione di protesta sono tante e tali che a guardarle ti fanno venire le vertigini. E come potrebbe essere altrimenti? Come ci si aspetta che dovrebbe essere, nell’Italia di oggi e nel meridione, la piattaforma perfetta e condivisa di un sommovimento che, per essere tale, è necessariamente portatore di istanze diverse e molteplici?

 In verità molti si sono chiesti, nel passato più o meno recente, come sia stato possibile tenere in piedi la pace sociale in un paese alla deriva. Il meridione d’Italia è stato interessato da una questione sociale annosa, discussa e ridiscussa ma che, senza ombra di dubbio, resta irrisolta se non addirittura assunta a paradigma di un modello di accumulazione capitalistico in cui lo sfruttamento e l’indotta arretratezza di una parte consistente del territorio, sono presupposto e garanzia dello “sviluppo” del resto del Paese. Continua a leggere