La difesa dei territori come possibilità di contrattacco! Costruiamo il Movimento contro gli impianti tossici e nocivi!

Siamo all’alba di una nuova emergenza rifiuti, come al solito un’emergenza “a orologeria”, pianificata in base a precisi progetti di speculazione e di messa a profitto dei nostri territori. Ormai è palese: il piano criminale che dovrebbe portarci ad una nuova emergenza è in atto, lo si evince dalla strategia dei roghi che stanno attanagliando tutta la Nazione da due anni a questa parte e dai tentativi di installazione di nuovi impianti per lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti, compresi quelli provenienti dai disastrosi roghi di questi anni.

Affrontare questa nuova emergenza rifiuti con gli strumenti con cui abbiamo affrontato quelle degli scorsi decenni è fuorviante: occorrono nuove strategie per fronteggiare queste nuove forme di speculazione messe in atto dal dominio capitalista sui nostri territori negli ultimi mesi.

Ad oggi, e dopo una doverosa analisi ad un anno dall’inizio della lotta a Bellona per la bonifica dell’Ilside, e a qualche mese da quella di Pignataro, ci rendiamo conto che le comunità in lotta si trovano davanti a nuove sfide, a volte inedite e che ci pongono su di un piano di scontro fino ad ora mai attraversato. La rivendicazione di bonifiche da parte dei comitati, con le stesse modalità utilizzate fino ad oggi, risulta essere una posizione ambivalente: da un lato le sacrosante rivendicazioni popolari, dall’altro infinite possibilitá di speculazione e profitti ai danni dei nostri territori; la messa in sicurezza, conseguente agli incendi dei siti di stoccaggio, si incastra perfettamente in questo nuovo ciclo di accumulazione capitalista, rappresentando sia un’occasione di profitto, sia il metodo per “riabilitare” quei siti che dopo i roghi erano stati sgomberati per essere poi riempiti di nuovo, ed eventualmente incendiati ancora.

Ai territori e alle lotte il difficile compito di opporsi a questa nuova fase di attacco: bisogna costituire comitati popolari capillarmente in tutta la regione ed è inoltre necessario che gli stessi siano capaci di confluire in un unico movimento, questa l’unica possibilità che abbiamo collettivamente come abitanti della Campania di invertire la rotta per sabotare i piani del dominio.

Revocare le autorizzazioni dal basso alle società inquinanti resta prioritario per rompere il ciclo, non permettere nuovi disastri, sabotare i tentativi di accumulazione ed esercitare un controllo popolare reale, che veda nella trasversalità e nella pluralità delle pratiche una fonte inesauribile di possibilità e di legittimazione della militanza autonoma nella quotidianità dei territori in lotta. Ogni strumento a nostra disposizione è fondamentale e va agito con consapevolezza antagonista, nella direzione di rendere ingovernabili non solo pezzi di movimento ma intere comunità, dando a ognuno la possibilità di mutare, di maturare coscienza (in processi lenti ma inevitabili) al fine di sviluppare un punto di vista anticapitalista sui percorsi di lotta e in generale, per poter identificare, collettivamente, solo sul terreno dei conflitti le possibilità di riscatto.

Esercizio del controllo popolare, delle messe in sicurezza, delle bonifiche, ma più in generale dei territori nella loro interezza. La pratica del controllo popolare non è per noi qualcosa di simile al lavoro di una “sentinella”, cosí come viene erroneamente tradotto da alcuni: controllo popolare è la capacità di essere determinanti e di imporre le scelte alle nostre controparti. Controllo popolare è presidiare i lavori di messa in sicurezza di Ilside, ma anche bloccare i tir nel momento in cui i conti (dal basso) sul materiale plastico in uscita non tornano, controllo popolare è creare blocchi stradali continui per lo spegnimento delle fumarole, creare momenti di conflittualità istantanei ogni volta che è necessario; il controllo popolare è rendere le lotte pratica quotidiana delle comunità ribelli: un passaparola e ci si ritrova a presidiare il comune, a bloccare una strada, ad organizzare un’assemblea straordinaria. Usare “legami tribali” per scopi antagonisti e riconsegnarli alla solidarietà e al senso di appartenenza.

Bloccare gli impianti.

Un territorio come il nostro, che ha già dato tanto in termini di salute, disoccupazione, precarietà e disumanizzazione, non può permettersi di subire ancora attacchi. Da più di 20 anni l’Agro Caleno è attraversato da percorsi di lotta: una lunga serie di vittorie con l’unica amara sconfitta della turbogas di Sparanise. A Pignataro anche questa volta non si passerà, nonostante gli strali già lanciati dal presidente della regione Campania De Luca, che dà delle “pippe” ai comitati popolari e annuncia di voler andare a barra dritta sulla costruzione degli impianti. In questo territorio sono infatti previsti due impianti: un progetto dei fratelli Gentile per una piattaforma per lo smaltimento dei rifiuti tossici ed uno relativo a un sito di stoccaggio di rifiuto umido targato Euthalia. Il messaggio dei comitati è chiaro, entrambi i progetti avranno vita breve, una sola indicazione si alza dal basso delle assemblee popolari, cosí come la storia di questi territori insegna: bloccare tutto per bloccare i piani del nemico. Riteniamo che l’intera questione “impianti” possa inaugurare un terreno di scontro di carattere generale, e non solo marcatamente territoriale, contro lo sceriffo De Luca e le sue politiche di speculazione a discapito dei territori e delle comunità che li abitano. La creazione di lotte e movimento contro gli impianti su tutto il territorio regionale, ci appare come un grosso terreno di possibilità e di controffensiva sociale agli attacchi che subiamo quotidianamente: centrale resta l’esigenza di costruire una grande mobilitazione che porti in strada la nostra radicale indisponibilità a questi progetti di devastazione.

Bonifica immediata dei territori e delle nostre vite!

Come detto in precedenza da anni subiamo attacchi alla nostra salute e ai nostri territori, non possiamo immaginare nessuna bonifica che non passi anche attraverso la bonifica delle nostre vite, con cure mediche, screening e prevenzione gratuiti, con la creazione di nuovi presidi medici. Bisogna restituire alle comunità i luoghi del disastro e renderli simbolo della dignità delle lotte, a cominciare dalla trasformazione dell’area exIlside, a bonifica conclusa, nel nuovo “Parco del Volturno”, autogestito dalla comunità per la comunità. Bisogna riprendere, senza più indugi, il percorso per la bonifica della exPozzi, agire anche in questo caso il controllo popolare, restituire l’area alla comunità calena.

Per questo autunno le Comunità di Terra di Lavoro hanno raccolto la sfida di poter rappresentare una possibilità di riscatto per tutti i territori colpiti in questi anni. Vogliamo liberare questi territori e viverli come li immaginiamo, vogliamo reddito, case, indipendenza e autonomia per distruggere la gabbia delle clientele e della prevaricazione. Tocca a noi conquistare terreno e liberarlo cacciando chi specula per costruire nuovi modi di intendere le relazioni sociali all’interno delle nostre comunità. Ogni donna ed ogni uomo sarà importante: faremo dei momenti di lotta il luogo e il tempo per un’umanità differente, vogliamo fare delle lotte il luogo e il tempo della nostra dignità.

Non cadremo nella solita vecchia trappola della soluzione pacificata, dei decreti “fuffa”, delle marce silenziose e, in questa fase politica del nostro paese, dei Governi e dei Ministri amici che dovrebbero cambiare le sorti della Terra dei Fuochi, appellativo che tra l’altro rigettiamo: la nostra è Terra di Resistenza, non accettiamo narrazioni neocoloniali e razziste che ci mostrano come vittime impassibili di una mala gestione dei territori. Siamo comunità consapevoli che lottano per distruggere i piani del dominio, non ci affideremo certo al neo ministro Costa o al Governatore della Regione Campania De Luca, al Presidente della Provincia Magliocca o a qualsiasi altro Sindaco dell’Agro Caleno. E’ solo delle comunità il compito di autodifendersi.

I morti di ogni territorio colpito dalla mostruosità del dominio sono i nostri morti, tutti i vivi che restano e lottano sono nostri fratelli e nostre sorelle, ogni luogo di questo mondo è la nostra casa, non vogliamo barriere nè confini, per questo liberemo i territori che viviamo per restituirli a tutti e tutte.

Rendere ingovernabili le comunità.

Revocare dal basso le concessioni alle società inquinanti.

Controllo popolare dei territori.

Bloccare tutti gli impianti .

Bonifica immediata dei territori e delle nostre vite.

Costruiamo dal basso il Movimento contro gli impianti tossici e nocivi!

#bastaimpianti

30 settembre Assemblea Popolare a Pignataro Maggiore, piazza Umberto I

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