Se la ragione ha paura di sporcarsi le mani, noi ci sediamo comodamente dalla parte del torto, ci sentiamo più a nostro agio

in foto la partecipatissima assemblea a chiusura del corteo

Di solito non ci cimentiamo in tenzoni filosofiche e opinionismo di bassa lega i giorni successivi le iniziative di lotta sia sui territori che più in generale. Ma in merito al corteo di venerdì us a Bellona contro il rogo del deposito di rifiuti pericolosi Ilside, ci sembra doveroso porre l’accento su una serie di considerazioni. Il rogo in questione si preannuncia, dai risultati delle prime analisi, essere uno degli attacchi alla salute e all’ambiente piu’ pericolosi e dannosi degli ultimi anni, un vero e proprio disastro che ha sprigionato nell’aria decine e decine di sostanze altamente tossiche e cancerogene. Da sempre partecipiamo alle lotte e ai movimenti che nei modi piu’ disparati cercano di difendere queste terre martoriate e il rogo di Bellona ha suscitato in tutti grande rabbia.

Lo avevamo detto sin dal primo giorno del rogo che se politica, affari e camorra vogliono farci vivere in un inferno, noi saremo stati diavoli e non avremo dato tregua. Il corteo attraversato da circa 700 persone, in un paese di poche migliaia di abitanti, era composto da varie anime, tra chi era preoccupato per la propria salute e quella dei propri figli, a chi era preoccupato per le sorti delle coltivazioni locali, chi era indignato, chi, come di solito accade in questi casi, era alla ricerca di un po’ di visibilità da potersi giocare alle prossime elezioni comunali. A fronte di un così grave disastro abbiamo partecipato sia al corteo, sia al consiglio comunale aperto indetto poco prima della manifestazione.

Già dal consiglio comunale era salita la tensione grazie all’estrema democraticità del sindaco e della maggioranza che dopo aver parlato, ed essere stati contestati, hanno preferito sciogliere il consesso senza dare la parola a nessuno. Quando si chiede democrazia, verità e giustizia, le istituzioni non sanno fare altro che barricarsi e insabbiare tutto. Con questi presupposti e sempre più indignati siamo scesi in strada per il corteo. Lo diciamo da subito e con chiarezza non eravamo d’accordo con chi voleva mettere in scena una “passeggiata silenziosa” (i termini erano proprio questi), ma volevamo un corteo determinato, rumoroso e arrabbiato. Dopo anni sappiamo bene che anche nelle lotte c’è chi preferisce accumulare forza e addomesticarla nella pax sociale, per potersi giocare le proprie carte durante le elezioni, ma purtroppo il nostro obiettivo non è quello di piazzare un consigliere comunale alle prossime elezioni.

Abbiamo attraversato i giorni precedenti al corteo cercando di comporre una forza determinata e indisponibile che sapesse farsi sentire piuttosto che sfilare in silenzio e mettere in scena un’altra farsa dopo quella del consiglio comunale aperto. Volantinaggi, contatti con giovani e persone della zona, spiegando il nostro punto di vista, giri nei paesi limitrofi ad annunciare il corteo, sono stati il viatico che ha portato tante persone, soprattutto giovanissimi, a posizionarsi dietro lo striscione “welcome to hell”.

Quello che abbiamo praticato è stata la capacità di comporre contrapposizione, di praticare ingovernabilità e sapevamo da subito che la radicalità non avrebbe potuto raccogliere consensi unanimi, in virtu’ di tante considerazioni: certo il timore di tanti nel praticarla, ma anche l’esigenza di altri nel mantenere la pace sociale e di ricavarne qualche voto. Non ci siamo stati, ed eravamo in tanti. La lettura di qualche sprovveduto opinionista che vorrebbe la nostra partecipazione come la calata di un’orda barbarica che da sola riesce a sovradeterminare un corteo di 700 persone, ci sembra alquanto debole come ipotesi: se quel corteo è stato attraversato dalla radicalità senza spaccarsi a metà e arrivando compatto fino alla fine, seppur nelle differenze, è stato frutto del lavoro fatto tra gli strati sociali giovanili e nella comunità bellonese, chi vorrebbe dipingerci come un corpo estraneo a quello che è accaduto l’altra sera dicendo che è stato frutto di 20 o poco piu’ facinorosi, quantomeno dovrebbe fare i conti con la matematica (la coscienza non la tiriamo in ballo): crediamo impossibile che in pochi possano riuscire a determinare un corteo di 700 persone.

Abbiamo attraversato il corteo con rabbia, pur sapendo che c’era chi voleva che il tutto si svolgesse in modo pacificato e senza radicalità, di certo non ci meravigliano le prese di distanza di chi deve candidarsi per una comoda poltrona in consiglio comunale, o di chi come soluzione invocava l’arrivo dell’esercito a presidiare il territorio o l’istallazione di telecamere per il videocontrollo. Sapevamo bene che nel corteo sarebbero arrivati anche provocatori e infiltrati di chi ora a Bellona vuole che regni il caos e la confusione e che non si alzi troppo la voce, non si accendano i riflettori e si resti silenti.

Tutto cio’ non ci meraviglia assolutamente, sono cose che conosciamo alla perfezione, e per questo ritenevamo necessario evitare sia la passeggiata, sia il silenzio. Quello che un po’ ci meraviglia, ma nemmeno più di tanto, è che nel solito gioco a dividere tra buoni e cattivi dopo ogni corteo che esprime radicalità, ci si siano messi anche quelli che non mancano occasione di invocare rivolte, eccedenze e generazioni ingovernabili, salvo poi ritrattare e assecondare le spinte buoniste, legalitarie e pacificate di cui parlavamo sopra.

Almeno speriamo che siano prese di posizione di carattere strategico ai fini di chi sa quali lotte egemoniche all’interno dei movimenti, lotte alle quali da sempre ci sottraiamo, consapevoli che le nostre poche forze vanno indirizzate contro il nemico piuttosto che in scontri fratricidi. Sia chiaro non faremo un passo indietro, e crediamo fermamente che la via di fuga da questo inferno passi attraverso la radicalità, l’autonomia e le lotte.

Questo implica dei rischi a cominciare da quello di commettere degli errori, sono rischi che ci assumiamo senza alcun tipo di remora, preferiamo sporcarci le mani, commettere errori, fare ipotesi, metterle a verifica, piuttosto che stare a guardare e poi, da buoni professorini, dare le pagelle. Per noi il frutto di questa grande giornata di lotta, più che le lamentele di qualche consigliere comunale perbenista, o le sporche righe di giornalisti prezzolati, sono gli sguardi complici delle tante e dei tanti che erano con noi dietro lo striscione, le parole di supporto ed affetto delle mamme coi figli piccoli nei passeggini e di tutti quelli che a Bellona hanno attraversato una grande giornata di dignita’ al nostro fianco! Se ragione significa restare silenti e pacificati anche ora che ci hanno consegnato questo inferno, preferiamo sederci comodamente dalla parte del torto.

Csoa Tempo Rosso

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