ISOLAMENTO E PRECARIETA’? KEEP CALM: SORVEGLIATECI E PUNITECI

A rimpolpare un disgregato tessuto sociale, a riconnettere condotte di vita e modi di socialità sempre più rarefatti, ci pensano le divise delle forze dell’ordine coll’imbastire un clima da coprifuoco, riproduzione tragicomica sui nostri territori dell’ondata di repressione e di limitazione delle libertà personali seguita ai fatti di Parigi e di Bruxelles. Tutti e tutte abbiamo assistito al grande dispiegamento di agenti messo in atto sabato scorso a Pignataro Maggiore (provincia-morta di Caserta). Qualche giornalista locale, colmo di pathos perbenista, ha acclamato l’operazione e ha addirittura parlato di una comunità – quella pignatarese – ossequiosa e sicuramente pronta a collaborare con i CC ogni qual volta lor signoria lo reputeranno necessario.


Operazioni del genere, con tutto il carico di endorsement che si portano dietro, avvengono ciclicamente, e certo non ci stupiscono. Non ci stupisce soprattutto l’atteggiamento sistemico di chi ha voluto e vuole relegare la storia di questi luoghi allo spazio di un capitolo del codice di procedure penale. Ma nel paese in cui si stanno pianificando i prossimi 20 anni di gestione territoriale con l’approvazione del Piano Urbanistico Comunale (PUC) al cospetto di noti esponenti di famiglie di camorra che in rispettoso silenzio siedono in incontri ufficiali in Comune mentre la popolazione e i comitati vengono esclusi, in un paese e in una provincia in cui non si parla di riduzione del cemento, di consumo di suolo, di disoccupazione e assenza quasi totale di servizi, davvero si crede che rovistare nelle tasche di un ragazzo faccia di Pignataro un paese migliore, che con qualche fermo il paese possa risvegliarsi più bello nella sua solita miseria e indigenza?
Come ribelli caleni, che qui abitano e qui esistono, non possiamo fare altro che rigettare con rabbia la lettura “perbenista” di una serata “confortevole” tra lampeggianti e palette alla cieca, questa non è e non può essere l’unica nostra periferia possibile! Quel minimo di socialità che riusciamo a ricavare dalle nostre vite di scarto non ci basta e non può più bastarci!
Liberiamoci dell’ incubo-ossessivo di una vita controllata da parte di chi dovrebbe impiegare meglio tempo e soldi pubblici nel colpire chi comanda, chi causa dissesti, chi provoca miseria, e non sempre e solo chi ne è vittima. RIprendiamoci il presente e costruiamo una periferia altra che sappia parlare di noi e dei nostri bisogni. A loro la felicità compulsiva dei blackfriday, a noi la caparbia costruzione di una zona ribelle!
Nella mia comunità non esiste polizia, ognuno sa come comportarsi, come essere giusto! Ecco perché non entrano al Tempo Rosso, ecco perché non entrano in casa mia!
#aczr

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