Biopower e biomasse, le uniche sentenze sono quelli popolari!

Ritorna la vecchia minaccia dell’inceneritore targato Biopower. A permetterlo è una sentenza del Consiglio di Stato che da ragione alla biopower, società investita nel 2009 da numerose inchieste giudiziarie con ben 23 arresti per la costruzione dell’impianto stesso. Ovviamente non bisogna vedere i film di Gomorra per capire chi sono questi soggetti: politici di ogni rango, imprenditori e camorristi del malaffare nostrano, dal locale fino ai palazzi di Provincia e Regione, uniti in quel perenne patto criminale di messa a profitto dei territori a discapito di migliaia e migliaia di abitanti.

Dopo il primo ciclo di mobilitazioni avutosi contro la centrale fin dagli albori del progetto, la popolazione in maniera forte e determinata è scesa continuamente in strada, forte di vittorie popolari passate (contro la Q8, la discarica provinciale dei rifiuti, e la piattaforma di rifiuti tossici) inondando non solo il paese ma ripetutamente binari ferroviari, strade statali e finanche l’autostrada.

Poi sulla faccenda è arrivata la magistratura con le sue inchieste e i suoi interventi tampone, e c’era chi da quelle lotte si è riciclato nella scalata alla poltrona facendone uno scudo per proseguire da solo nelle aule di tribunale (le uniche che gli uomini della “legalità” come l’attuale Sindaco PD Raimondo Cuccaro, “vogliono” frequentare). Però si sa, da soli non siamo nessuno, soprattutto se si rinnega la forza della strategia popolare che era ed è sempre l’unica vincente, e soprattutto quando l’avvocato che si sceglie per la vertenza ambientale (l’avv. Luigi Adinolfi) magari è lo stesso che strizza l’occhio alla controparte affarista, quella che ( sempre il medesimo avv. Luigi Adinolfi) nelle aule di tribunale elabora strategie per il successo di altrettanti progetti criminali, di imprenditori sciacalli come Francesco Iavazzi, colui che sta portando avanti caparbiamente il progetto del biodigestore di Calvi Risorta previsto nell’area disastrata della ex-pozzi.

Poi c’è la controparte originaria, quella che la centrale biopower l’ha voluta e fatta costruire. Parliamo del blocco di potere politico tra le vecchie file del PDL (oggi Fratelli d’Italia/AN) che ha saputo relegare le comunità solo all’omertà e all’inciucio, coloro i quali strisciano come serpenti uscendo allo scoperto solo per seminare odio , proteggere affari e posizioni, e pronti a cavalcare problemi quali la disoccupazione con la promessa di lavoro solo per tornaconti elettorali e clientelari.

E infine ma non per importanza, a rompere questo perverso equilibrio di ruoli e posizionamenti continui, ci sono i movimenti fatti vivere e alimentati incessantemente da uomini e donne dell’agro caleno che, nel ricercare l’inversione di rotta, hanno bypassato già dal lontano ciclo di lotte caleno del ‘93 qualsiasi forma di delega per la propria tutela, mettendosi in prima linea a difendere i territori e le proprie comunità.

Questo patrimonio ricco di saperi e pratiche si è conservato negli anni facendo fiorire lotta su lotta un sentire nuovo per le comunità, un nuovo “esistere” per gli abitanti caleni che si è fatto strada negli ultimi due anni di battaglia incessante contro l’installazione dell’impianto di Iavazzi a Calvi Risorta, e che si è prontamente riconosciuto nelle mobilitazioni dei lavoratori della Nuroll e nelle dieci giornate di protesta contro l’aumento della tares.

Proprio in questi momenti, mentre le lotte hanno messo sul piatto i reali bisogni, come reddito, lavoro e territorio, la classe politica tutta non è stata capace neanche di balbettare una minima risposta adeguata in termini reali, rinchiudendosi nell’autoreferenzialità che li vede affrontare i disagi sociali solo come un gufecchiare tra opposizione e maggioranza.

In linea con la mediocrità di cui sopra, va in scena il solito teatrino della controparte dove, per legittimare un’impianto con un tale spessore di corruzione ( vedi Turbogas di Sparanise), inizia a promettere posti di lavoro facendo leva su uno dei nodi principali che attanaglia il nostro territorio. Ma a questa favola non ci crede più nessuno, anzi diciamo a chiare lettere che se la questione lavoro deve essere messa finalmente al centro della discussione politica, non sarà di certo per mezzo della biopower, che non ha neanche l’ombra di essere una possibile soluzione per i tanti disoccupati del territorio.

Invitiamo tutti e tutte alla mobilitazione diffusa sui territori dell’Agro Caleno, unica strada praticabile per dare una risposta degna agli attacchi che continuano ad infliggere alle nostre vite.

Domenica 15 marzo, alle ore 17 ci sarà il primo appuntamento pubblico e popolare alla villetta di Calvi Risorta che, oltre a rilanciare la battaglia in un momento decisivo contro il biodigestore targato Iavazzi, rilancerà un percorso di lotta e riappropriazione dei nostri diritti e bisogni, non solo la nostra salute, ma una sempre più necessaria bonifica delle nostre esistenze, che passa inesorabilmente tramite il lavoro e il reddito.

Crediamo che dopo le proteste della Nuroll e della Tares la classe politica tutta si sia dimostrata ancora una volta totalmente inadeguata, esautorandosi perdendo sempre più terreno in termini di credibilità e affidabilità. Contro nuovi e vecchi “nemici”, dal reddito alla salute passando per il lavoro, l’unica soluzione è la rivolta! Noi, oggi come ieri, siamo sempre dalla stessa parte, pronti a riscendere in strada, e stavolta dal nostro mondo di sotto saliremo un gradino in più!

verso l’assemblea pubblica del 15 marzo e la mobilitazione primaverile della zona ribelle.

I compagni e le compagne del csoa tempo rosso

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