AgroCalenoZonaRibelle, 16-18-25 Ottobre: mobilitiamoci! Per una vita degna, contro ogni sfruttamento!

Rompere gli argini, travolgere tutto!
Partiamo da un assunto, la provincia di Caserta è ormai indiscutibilmente e innegabilmente ganglio dell’accumulo e della riproduzione del capitale, dal piano della messa a profitto dei territori fino alla precarizzazione continua e violenta delle nostre vite. Non diciamo nulla di nuovo, ma riteniamo che a fronte del tempo e dello spazio della crisi, sia necessario innescare sempre più forme e pratiche di confronto e di cooperazione all’interno delle comunità stesse e di rottura con gli interessi degli speculatori, dei padroni e delle banche, inflitte alla maggioranza della società.

Seppur le manovre “Salva Italia”, Jobs Act e Piano Casa, tutti prodotti del governo Renzi – Merkel, sembrano attivarsi su piani più alti rispetto al nostro vissuto quotidiano, essi piombano come catastrofi preannunciate nella nostra vita e si impongono come meccanismi diretti di produzione di bio-precarietà. La prima, favorendo l’inesorabile speculazione edilizia e territoriale a danno delle nostre terre e della nostra salute; la seconda, smantellando l’ultimo residuato di diritti dei lavoratori, in perfetta continuità con la riforma Fornero; l’ultima, che cerca di sottrarre la possibilità di riappropriarsi di un tetto a chi non può permettersi di pagare gli ormai inaccessibili affitti.
Tutti meccanismi dicevamo, che nascono dai diktat dall’Europa delle grandi speculazioni finanziarie e delle banche, con a capo la Germania della Merkel e della BCE, ma che tramite riforme e legiferazioni nazionali a firma PD si proiettano direttamente anche qui, nel nostro angolo di provincia.

Se da decenni nell’Agro Caleno rispondiamo con la lotta all’accanimento da parte di lobbies e politiche criminali che vorrebbero la realizzazione di opere pubbliche inutili e dannose (discariche, centrali a biomasse, gassificatori, centrali elettriche)- attacchi che, nel corso del tempo, non hanno fatto altro che consolidare la volontà di contrastare tali politiche da parte di un’intera comunità, attraverso la totale rottura col sistema istituzionale- crediamo che, ad oggi, la necessità primaria sia quella di esondare nei campi della crisi e ribadire con fermezza l’ostilità contro i colpevoli delle politiche di austerità, coloro che ci vorrebbero ingabbiati nell’isolamento di un sistema che divide e miete vittime con i suoi attacchi sistematici.

La nostra zona è diventata polo di un’industrializzazione selvaggia negli anni ‘80, ma, ad oggi, lo vediamo progressivamente sparire (sia chiaro, solo in termini produttivi, dato che le carcasse delle vecchie fabbriche restano a cornice del nostro panorama) attraverso licenziamenti, messe in mobilità, tagli, precarietà lavorativa … e strette di mano compassionevoli da parte delle istituzioni locali e dei sindacati confederali, senza nessun chiaro segno di inversione di tendenza che garantisca tutele per il corpo operaio.

Il graduale smantellamento dell’area industriale non solo dell’Agro Caleno, ma di tutta Terra di lavoro, segue un sistematico processo di delocalizzazione di imprese e fabbriche, le quali volgono lo sguardo verso aree in cui è possibile trovare mano d’opera, risorse primarie ed energetiche a bassissimo costo. Lo abbiamo visto nella primavera dello scorso anno ai cancelli della Indesit di Teverola, dove gli operai chiedevano a gran voce la possibilità di restare ai propri posti ed ottenere qualche miglioramento delle proprie condizioni lavorative, mentre i padroni erano già pronti con un biglietto di sola andata per la Turchia, accompagnati dai delegati sindacali.

Guardando più vicino a noi vediamo il replicarsi della stessa vicenda, seppur con attori differenti.
Ex- Rieter, Prysmian ed ultima la Nuroll, sono solo alcuni degli esempi che vedono sbattuti in strada un numero consistente di operai.
La vendita al gruppo turco Polinass della fabbrica produttrice di pellicole industriali, la Nuroll, è avvenuta col beneplacito di sindacati e istituzioni che attraverso le tante chiacchiere e il nulla dei fatti hanno favorito la chiusura di interi settori e l’esubero di 25 dipendenti che entro la fine di Dicembre non avranno più uno stipendio.
Insomma, tra strette di mano di qualche politico e tavoli di trattativa (finora fallimentari) dei sindacati, altre 25 famiglie rischiano di arrivare all’anno nuovo al collasso e con la perdita dell’unica entrata, nel caso di molti, che gli garantiva la sopravvivenza.

Tutto questo non inciderà soltanto sui nuclei familiari coinvolti direttamente nella vicenda, la progressiva diminuzione di circolazione di moneta causata dalla crescita di disoccupazione e dalla mancanza di salari e stipendi, inciderà gravemente anche su tutto il resto delle attività commerciali della zona. Di conseguenza serrate di negozi, ulteriore immigrazione giovanile verso altri lidi, drammatico impoverimento del territorio in termini di popolazione e di attività economica.

Una situazione allarmante che ci porta ad esprimere viva solidarietà, sentendoci partecipi della vicenda in quanto disoccupati, precari e sfruttati di questo territorio. Crediamo fortemente che la questione Nuroll possa rappresentare la rottura degli argini dello sfruttamento per esondare ed attaccare chi ci vuole preda della povertà; un’occasione per rimettere al centro le problematiche che attanagliano la nostra realtà e definire collettivamente soluzioni che ci liberino dallo status di vittime e ci vedano protagonisti di percorsi di riappropriazione, sia in termini materiali che in termini immateriali, a cominciare dai bisogni primari, quali reddito, casa e dignità.
A queste spinte di desertificazione territoriale e smantellamento del tessuto sociale, noi rispondiamo con processi di autorganizzazione e dignità!

Non abbiamo paura di porci faccia a faccia con chi di dovere, e lo abbiamo dimostrato quando siamo entrati a spinta nel municipio di Pignataro, lo abbiamo occupato per una giornata e non siamo andati via finché non abbiamo ottenuto che le istituzioni si esprimessero su imposizioni fiscali, e ci riferiamo precisamente alla questione della Tares (e prossimamente IUC), non giustificate.
Per ripartire insieme abbiamo bisogno di punti fisici in cui socializzare i nostri problemi e trovare concretamente soluzioni immediate, smorzando le fila del clientelismo politico locale, gli eserciti della malavita organizzata e delle divise dei servi dello Stato; è per questo e per molto altro che abbiamo deciso di mettere a disposizione della comunità tutta i nostri spazi occupati, lo spazio C.a.l.e.s. a Sparanise e il csoa Tempo Rosso a Pignataro, in cui settimanalmente allestiremo degli “sportelli anti-crisi” a cui tutt* potranno accedere per definire collettivamente un piano di evasione dalle manovre lacrime e sangue.

Oltre a questo saremo ogni giorno nelle strade e nelle piazze!

Tre saranno le date di mobilitazione che ci vedranno in strada nelle prossime settimane:
Ci mobiliteremo il 16 ottobre, giornata dello sciopero sociale e metropolitano in tutt’Italia contro impoverimento, tasse, precarietà e povertà. Ci saremo il 18 ottobre, giornata del corteo indetto dai lavoratori della Nuroll, come disoccupati, precari, lavoratori, sfruttati, insolventi, affinché vengano messi al centro di quella giornata i bisogni reali, per una vita dignitosa.

Non una strada semplice ma un punto di partenza per spezzare le catene degli sfruttatori, dei pacificatori e dei falsi profeti e far capire che sarà vendetta contro chi vuole giocare sulle nostre vite.

Il 18 ottobre, quindi anche come luogo fisico di ricomposizione, attraversato da chi la crisi non la può e non la vuole pagare, per iniziare una vera battaglia per la riappropriazione di tutto quanto ci è stato tolto, a partire dalla dignità. Saremo tutti e tutte con gli operai della Nuroll per far sentire qual è il passo di una comunità solidale!

Ci saremo anche il 25 ottobre, a Calvi Risorta, contro la centrale a biomasse; un’opera inutile e dannosa, appannaggio del noto imprenditore Iavazzi che, anche attraverso il favoritismo politico regionale e non, si prepara ad intascare 17 milioni di euro direttamente stanziati dal ministero per lo sviluppo economico per la costruzione dell’ecomostro. Ingenti quantità di risorse pubbliche che preferiamo vengano convogliate per soddisfare le vere esigenze della collettività e non di singoli imprenditori.

Siamo chiari anche in questo: impediremo con ogni mezzo la realizzazione di un ulteriore progetto di messa a profitto dei nostri territori e non faremo arrivare qui neanche più un euro che non sia per il bene della comunità.

Contro piani scellerati e perversi, anteponiamo i nostri bisogni: terra, salute, reddito e dignità.
I diritti si conquistano a spinta.
Spezzare la corda dello sfruttamento, rompere gli argini e … travolgere tutto!

C.S.O.A. Tempo Rosso – Spazio CALeS

presidio degli operai Nuroll a Confindustria

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