L’8Marzo: per noi l’ennesima giornata di lotta!

297322_4542704601549_1034438658_nLa giornata dell’8 Marzo viene ricordata come la giornata della donna, storicamente affonda la propria radice nel primo Novecento quando all’interno di una fabbrica occupata morirono centinaia di operaie, che rivendicavano diritti e garanzie di lavoro. Una ricorrenza che, nella sua dimensione paternalistica, inserita a pieno in un discorso capitalistico che strumentalizza e mercifica il corpo della donna ancor più di quello dell’uomo, sarebbe tutta da festeggiare, rivendicando i percorsi di parità tra uomo e donna, delle quote rosa e tante altre ancora. Consapevoli che le oppressioni che subiamo sui nostri corpi quotidianamente siano ben lontane dalla possibilità di rivendicare una vittoria in termini di emancipazione, ma soltanto il punto di partenza per spezzare le catene, quest’anno ne approfittiamo per fare un lungo elenco dei validi motivi per cui, secondo noi, c’è ben poco da essere felici e festeggiare e molto per cui lottare
 Perché ogni donna deve essere libera di poter fare quel che vuole del/con/sul proprio corpo.
 Perchè vogliamo essere libere nella scelta in materia di aborto, e non tolleriamo che nessuno si
interponga tra noi e questo diritto; che sia esso lo Stato, la Chiesa o tutta quella componente delle strutture sanitarie pubbliche che praticano l’obiezione di coscienza.

E’ a tal proposito che siamo solidali con le donne spagnole che fino a ieri sono scese in piazza per manifestare il loro dissenso per le leggi antiabortiste approvate dal governo Rayoj; leggi che sanciscono l’aborto essere un delitto, quando,invece, esso è solo uno strumento per una donna di poter decidere della propria maternità o meno. Nonostante le misure repressive applicate sulle manifestanti iberiche ed anche su di noi, ci troverete sempre pronte in piazza ad ostacolare chi voglia prendere parola sulla questione aborto senza averne diritto, come facemmo il 5 Gennaio dello scorso anno a Caserta, quando mettemmo il bavaglio ai movimenti antiabortisti, i cosiddetti “prolife”.

 Perché contrarie alla mercificazione dei corpi ed alla tratta delle donne. Non vogliamo più percorrere le strade della provincia e trovarne ai margini delle donne che vengono costrette alla prostituzione, a violenze fisiche e psicologiche. E’ ovvio che se la vendita del proprio corpo diviene una scelta, in quel caso, rivendichiamo la nostra libertà di fare quel che si vuole, rifiutando la dicotomia sante/puttane. Non abbiamo bisogno di moralisti additatori.

Perché il potere sistemico non può legiferare sui di noi, catalogandoci come “categoria da difendere” o “sesso debole”. Per lungo tempo abbiamo subito un doppio livello di sfruttamento da parte dei poteri forti, sia perché appartenenti ad una classe subalterna, sia perché considerate una componente sociale da marginalizzare e zittire. Abbiamo scelto di spogliarci di questi ruoli imposti, e di fare parte dei processi di emancipazione delle comunità locali: siamo diventate soggetto attivo e determinante delle lotte in difesa dell’ambiente e dei beni comuni che si animano in Terra di Lavoro. Siamo stanche di subire le scelte della classe politica in direzione della speculazione territoriale e del mero inquinamento di questa zona, lo stesso che è causa di numerose patologie tumorali. Non vogliamo più mutilazioni o mortificazioni corporali a causa di queste malattie (sia che esso sia un corpo di uomo o di donna), è per questo che nella campagna di prevenzione ai tumori abbiamo deciso di mettere la lotta! Vediamo come esempio e guardiamo con occhi solidali quanto succede in Val di Susa ed alle comunità che da 20 anni resistono con successo ai processi di sfruttamento territoriale da parte di chi vorrebbe costruire inutili linee ad alta velocità. Lo Stato ha classificato la loro attività di difesa come atti di terrorismo, ma noi siamo con loro e ribadiamo che siamo contrari alla criminalizzazione dei movimento.

Siamo tutti e tutte No Tav!
 

Buon 8 Marzo e buona lotta

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