Sono tuttI/tuttE madri con l’utero altrui, save#194 e oltre!

save#194Ogni mattina una donna si alza

e troverà sempre qualcuno che vorrà privarla della propria libertà

 Parlare oggi di condizione di genere e riferirsi in particolare alla legalizzazione dell’aborto e al suo reale accesso da parte delle donne, significa purtroppo imbattersi  nella criminalizzazione di una scelta e continui attacchi alla salute pubblica che vedono come anello più debole della catena proprio la tutela della salute delle donne.

Il modello principale, specie per chi vive una realtà di Provincia del Sud, ancora più chiusa e impostora,  raramente ci propone la possibilità di essere informate di come poter avere libera scelta e accesso, per noi donne, all’aborto; ci impone il silenzio quando non ci propina la morale pulita del Sì ALLA VITA.

Per noi, invece, è giunto il momento non solo di offrire punti di “svista” su tale questione ma di entrare nella polemica sull’aborto che troppo spesso mette in piedi dinamiche che, a convenienza, vanno a finire sempre su sfere morali e religiose e sfere personali degli altri ma mai delle soggettività in questione: si realizza, di fatto, un ’ulteriore oppressione sul corpo delle donne.

Sulla possibilità di diventare madri o meno, c’hanno tutti la bocca piena di belle parole di ipocrisia e sporca moralità, a tal proposito, vogliamo ricordare che, questo modello di società patriarcale, impostoci e ancora dominante,  è lo stesso che storicamente registra violenza sulle donne attraverso il controllo della vita, della propria sessualità e del proprio corpo. Un esempio lampante di incidere, quindi,  sulle libere scelte delle donne è rappresentato dalla legge 194 che, se teoricamente dovrebbe essere la possibilità per una donna di scegliere se diventare o meno madre, ha al suo interno la possibilità di non applicabilità attraverso il boicottaggio che comporta l’art.  9 legge 194/78 e che prevede da parte dei medici l’obiezione di coscienza illimitata.

Ed anche qui la totale disinformazione dilaga, dato che se i medici obiettori possono negarsi di procedere nell’intervento, di certo non possono negare la loro assistenza sanitaria durante l’intervento e servizi IVG.

Un’altra svista che ci vogliono far passare per buona, ma che in realtà è solo una subdola forzatura obbligata riguarda, inoltre, la prescrizione della pillola del giorno dopo e dei 5 giorni dopo, che non rientra all’interno della legge 194 dato che il contraccettivo d’emergenza agisce bloccando l’ovulazione, prima che questa si realizzi, e non è un farmaco abortivo! Sta di fatto che spesso viene NEGATA  “in nome della 194”  nei Pronto Soccorso, nelle Guardie mediche locali e nei luoghi in cui ci si va per trovare delle garanzie che tutelino la salute delle donne e non che ne impongano delle scelte dettate.

Stando agli ultimi dati, in continuo aumento,  in Italia, 6 medici su 10 sono obiettori, la media meridionale è superiore, in Campania,ad esempio, si parla addirittura dell’83,9% , ciò significa che una donna avrà soltanto 2 possibilità su 10 di trovare qualcuno che le permetta di poter scegliere, sul proprio corpo, se diventare o meno madre. Per quanto riguarda la pillola RU486 (pillola abortiva), la Campania, anche in questo caso, primeggia per la scarsità e la disponibilità di accedervi. Tendenze queste, che statisticamente vedono nel Sud un acuirsi e una non – possibilità totale di azione-opinione da parte delle donne.

Insomma, il corpo è tuo ma sono io (bigottismo, moralismo, perbenismo)  che decido cosa farne, è proprio il caso di dire “sono tuttI/tuttE madri con l’utero altrui!”

A tali circostanze sorgono spontanei, da parte nostra, degli interrogativi: quando le prospettive sono quelle di non avere delle garanzie di vita, non avere delle garanzie suoi luoghi di lavoro, non avere un salario che permetta di  vivere decentemente o quantomeno di vivere, non avere la possibilità di garantire per sé stesse e per eventuali figli la possibilità di assistenza  sanitaria, appoggio sociali e di sostegno psicologico che cosa facciamo? Ci affidiamo agli dei o a qualche bigotto prolife (per il sì alla vita) ?

Oltre alle problematicità di applicazione legate alla 194 qui sopra elencate, c’è da dire che al giorno d’oggi anche la possibilità di ricorrere all’aborto soddisfa le esigenze di alcune classi sociali: molte donne che ricorrono all’aborto, possono farlo o in cliniche private o in maniera clandestina soltanto sganciando centinaia di euro,  chi invece non ha la possibilità di farlo è costretta a portare a termine la gravidanza o ad abortire in condizioni igieniche e sanitarie disumane.

Consentiteci un inciso: l’aborto clandestino, pagato profumatamente, non fa tanto paura ad un buon numero di medici, anche primari, che quando si trovano nel settore pubblico e per l’opinione pubblica, obiettano tale scelta!

Combattiamo non per incentivare l’aborto,  contro ogni sessismo e specismo, combattiamo per non relegare nella marginalità e nell’oppressione la libertà delle donne che per condizioni di vita non possono o semplicemente non vogliono diventare madri  e si imbattono nell’imposizione calata dall’alto… è proprio il caso di dirlo!

Non è di certo una legge a tutelarci, e nelle pratiche lo si vede bene, ma la possibilità di incidere collettivamente, in autonomia, su tali condizioni, crediamo sia la base per rivendicare la nostra libertà e fare in modo che questi piccoli bagliori che ci tutelano non vengano toccati da chi vorrebbe ordinarci un modus operandi che non ci appartiene.

Comunemente si associa alla donna l’immagine di porto fecondo e accogliente,  ed è  questo tipo di immaginario che  vorremmo far abortire, per un’immagine libera di una donna che decida per sé il proprio futuro e che esca da tutte le visioni evangeliche possibili, specie se i modelli che ci vengono offerti non hanno niente di fecondo ma comportano solo precarizzazione e incertezze.

Le oppressioni e lo sfruttamento vivono nella condizione femminile, rendendo marginali i discorsi di libertà per avvolgere la sfera femminile di un cristallo che va bene solo ai modelli dominanti e a chi ci vorrebbe serve ed addomesticate.

 Anche l’aborto è una questione di classe, la possibilità di  accedere ad un’educazione sessuale libera e laica, sdoganando i tabu, la possibilità di usufruire di contraccezioni per una sessualità serena, sono alla base delle garanzie che ogni donna dovrebbe avere, e che non dovrebbero far paura e rappresentare un limite religioso e perbenista, ancora più marcanti per chi vive una realtà provinciale e chiusa come la nostra.

Il 5 Gennaio a Caserta, così come in altre città d’Italia verranno montati dei presidi contro la legge 194 dai cosiddetti movimenti PROLIFE, una sorta di  fiera per politici e curatori delle anime per le indulgenze, chissà se non tesseranno anche le lodi all’ultima becera uscita di don Piero Corsi il quale, alla vigilia di Natale, aveva affisso nella bacheca parrocchiale di San Terenzo a Lerici un manifesto in cui assegnava alle donne la colpa per le violenze che subiscono da parte degli uomini, chè stimolano gli istinti peggiori perché indossano vestiti provocanti e succinti.

Noi ci saremo, ovviamente dal lato opposto,  non di certo in un’ottica legalitaria di rispetto delle leggi e non di certo per salvare la #194 come la sola risposta alla complessa questione di genere e al problema abortivo, ma soprattutto per difendere il nostro diritto ad essere donne, per rivendicare la nostra indipendenza, la libertà e la possibilità, senza deleghe ed in prima persona, di quello che ci viene negato, reclamare insomma, quello che ci spetta, attraverso il protagonismo dal basso.

Contro la volontà di essere madri con l’utero altrui per la :

– Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;

– Educazione sessuale nelle scuole e ove possibile – Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;

– Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.

– Aborto assistito e gratuito

– accesso facilitato alla contraccezione

– Sessualità libera

– consultorio pubblico e laico

– Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;

 

 

Ci vogliono schiave, ci avranno ribelli!

Comunicato Stampa

Le compagne del C.S.O.A. Tempo Rosso

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