Sgomberato a Palermo il VikLab

È stato sgomberato all’alba di questa mattina il Laboratorio Occupato Vittorio Arrigoni.

Con l’abituale ampio dispiegamento di uomini e mezzi, Polizia e Carabinieri hanno fatto irruzione in uno spazio che, nell’ultimo anno, era passato dall’essere luogo di spaccio e consumo di eroina, del tutto precluso agli abitanti del quartiere, a centro vivo e vissuto di innumerevoli attività.

Il VikLab nasce dall’impegno di lavoratori, studenti e precari che nel Maggio di quest’anno, a pochi giorni dalla scomparsa di Vittorio, avevano deciso di liberare e rendere fruibili gli spazi dell’ex fabbrica Pensabene, un esempio di archeologia industriale metropolitana, sita nel quartiere Albergheria, da lungo tempo completamente abbandonata a se stessa. Recuperare i capannoni dello stabilimento affinché potessero diventare spazi finalmente utilizzabili è stato un lavoro lungo e faticoso, una fatica che, in questi pochi mesi di vita, è stata però ampiamente ripagata da quanto si è riuscito a realizzare.

Un luogo vissuto dai bambini della zona, che ne frequentavano il doposcuola attraversato da chi ne ha utilizzato gli spazi per assistere a o realizzare rappresentazioni teatrali oppure da chi negli stessi spazi ha organizzato la propria lotta per una casa o contro il razzismo Un luogo che ha saputo essere all’interno della metropoli uno spazio liberato dalle logiche di mercato, altrove imperanti, ed una risorsa per gli abitanti del quartiere e non solo.

Come sempre in queste occasioni appare intollerabile che, in una città martoriata da mille emergenze sociali, l’attenzione di questura e governo cittadino si possa focalizzare su un’esperienza come quella del VikLab capace, dal basso, di strappare al degrado uno spazio abbandonato da più di dieci anni e di farlo diventare punto di riferimento per un quartiere in cui crisi, disoccupazione e completa assenza di servizi sociali stanno colpendo più duramente che altrove. Un governo della città che svela nitidamente come a determinarne le logiche siano esclusivamente gli interessi di chi sulla città, e sulla vita di chi la abita, non fa altro che speculare senza alcuno scrupolo.

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