L’unica battaglia che si perde è quella che non si vuol combattere.

La nuova richiesta d’arresto emessa nei confronti dell’ex sotto segretario all’economia dell’ultimo Governo Berlusconi, il casalese
Nicola Cosentino, ha risollevato l’attenzione dell’opinione pubblica sulle vicende che vedono protagonista il noto esponente politico casertano.

Nell’Agro Caleno, si riaccende il dibattito pubblico sugli effetti che le scelte politiche dettate da colui che è stato definito dalla magistratura il “referente politico nazionale del clan dei casalesi” hanno avuto sul territorio. Decenni di pratiche clientelari, di saccheggio dei beni comuni, di aggressione all’ambiente e di negazione dei diritti e degli spazi di democrazia sono il prodotto di quella perversa commistione tra Stato e criminalità organizzata al servizio del capitale, che ben si sintetizza nella figura dell’ex sottosegretario. Emblema di questa commistione è apparsa, fin dall’inizio, la vicenda della Centrale Termoelettrica di Sparanise.

Tuttavia, attorno ad essa, lo spettro degli interessi coagulatosi è
risultato più ampio e trasversale ai partiti di quanto non ci si potesse aspettare. L’insediamento, avvenuto in appena cinque anni, di un ecomostro che emette più di un milione di metri cubi l’ora di gas inquinanti nell’aria è stato realizzato grazie all’appoggio interessato della destra quanto della cosiddetta sinistra. A partire dalle denunce dei comitati popolari, in cui da sempre siamo impegnati, alcune inchieste giornalistiche e non solo hanno stabilito, con estrema chiarezza, il ruolo avuto da Nicola Cosentino e dall’ex sindaco di Sparanise Antonio Merola (FI), da una parte, e dalla Regione Campania di Bassolino e i gruppi industriali operanti nel mercato dell’energia vicini ai DS, dall’altra. In particolare, nell’ottimo contributo del giornalista de L’Unità Massimiliano Amato, contenuto nel libro “Il Casalese” (Ed. Cento Autori, 2011) viene egregiamente ricostruita la trama delle relazioni politiche trasversali che hanno sostenuto la Centrale. La nostra battaglia, quella del Comitato popolare contro la Centrale Termoelettrica, si è scontrata
contro un muro issato dalla politica e dalle istituzioni per tutelare grandi interessi economici privati. Nello stesso periodo in cui ci battevamo contro la Centrale, a Pignataro Maggiore, lottavamo per scongiurare la costruzione di una Piattaforma per lo smaltimento di Rifiuti Tossici e Nocivi, all’interno di un comitato popolare in cui confluirono tutte le associazioni, i cittadini e i partiti (finanche l’amministrazione comunale). La battaglia risultò vittoriosa inaugurando una stagione di risveglio civile che ha portato a numerose altre conquiste sul piano della tutela dell’ambiente. A Sparanise, invece, la “politica locale” decise di costituire un comitato aperto solo ad esponenti di partito. Tale scelta, che appariva singolare in un momento in cui sarebbe stato logico restare uniti e fare fronte comune, meglio si può spiegare alla luce di quanto sopra esposto: dentro i vari partiti erano radicati ingenti interessi che andavano nella direzione opposta a quella di lottare contro la speculazione in atto ai danni dei cittadini dell’Agro Caleno. Persino Francesco Dell’Ovo, ex segretario sparanisano di Rifondazione Comunista impegnato nella battaglia contro la Centrale, dovette subire l’umiliazione di vedere Amilcare Nozzolillo, del suo stesso partito, presenziare in prima fila all’inaugurazione della Centrale dopo aver fatto parte di quel “comitato di politici locali” che, non a caso, non compare in nessuna delle ricostruzioni giornalistiche pubblicate a livello nazionale. E non stupisce se a tutt’oggi, nella postfazione al libro “Il Casalese”, sopra menzionato, un altro politico di paese, tale Giovanni Cerchia (DS ai tempi della Centrale), accusa Tempo Rosso di aver reso inefficaci i buoni propositi dei politici sparanisani.
Per Cerchia non fu, dunque, l’ex sindaco fascista Merola (che negava illegittimamente gli spazi pubblici ai cittadini per riunirsi e discutere mentre concedeva le autorizzazioni per edificare l’impianto), non fu l’ex Maresciallo della locale Caserma dei Carabinieri (che copriva le illegalitàdel sindaco), non fu il suo compagno di partito Cozzolino (bassoliniano doc, l’assessore alle attivitàproduttive della Regione Campania che diede il nulla osta alla centrale definendola “un esempio di Campania positiva”), non furono gli uomini della Questura o l’ex Prefetto Stasi (premiata in seguito con l’elezione a senatrice del PDL) a rendere vane le velleità politiciste di qualche utile idiota. A bloccare l’avanzata trionfale della “politica locale” contro i meschini piani del “Partito della Centrale” fu il centro sociale Tempo Rosso. Poco importa se quest’ultimo è stato promotore, come risulta dallo stesso articolo di Amato in cui nessun comitato di “politici locali” viene citato, della quasi totalità delle manifestazioni e dei cortei di protesta. Oggi come allora, qualcuno pone il proprio Ego al di sopra di tutto, in un tentativo di piegare la realtà storica ed evitare di dar conto delle proprie ambiguità.
Ma il delirio di Cerchia si spinge più in là e, nell’impeto tipico del bambino che si porta via il pallone gridando: “Non ci gioco più!”, si dimentica di scrivere in una pubblicazione nazionale in cui si indagano pesantissimi condizionamenti da parte della camorra della vita civile di questo paese. Mosso dall’esigenza di dimostrare in qualche modo di essere stato attivo in quella battaglia importante e difficile, scende in dettagli marginali della sua vita personale, blatera di voci messe in giro in paese (scrive “in città”, per evitare di sembrare troppo ridicolo) e, di nuovo, accusa il centro sociale di aver messo in atto una sorta di complotto ai suoi danni. Farneticazioni che lascerebbero il tempo che trovano, se non fosse per l’ultima, pericolosissima, tesi sostenuta dal professore molisano: l’opposizione messa in atto dal centro sociale avrebbe legittimato il sistema di potere di Cosentino[!!!]. In pratica il connubio di interessi economici, camorra e politica sarebbe giustificato e giustificabile in quanto c’è qualcuno che vi si oppone. Allucinante.

Insomma, non bisogna opporsi con veemenza allo scempio ambientale, non occorre denunciare con tutte le forze il sistema di sfruttamento e azzeramento della democrazia prodotto da una classe politica corrotta e delegittimata. È, secondo uno che parla perché dodici anni fa era segretario provinciale dei DS, sempre bene lasciare che la politica, con calma e sobrietà, risolva le questioni con la riflessione posata e l’articolata proposta affidata ai… “politici locali”. Gli stessi che ci hanno inguaiato e che da allora non abbiamo mai visto prendere iniziative per la salvaguardia dell’ambiente (la centrale è in funzione, qualcuno si sta preoccupando delle emissioni?). Di una cosa siamo certi: il giannicerchismo è quello di cui ha bisogno il cosentinismo per prosperare senza incontrare opposizioni. Il giannicerchismo è quello che impedisce a molta parte della sinistra di uscire dall’immobilismo.

Noi non sappiamo in quale partito sia finito Cerchia mentre scriviamo (la maggior parte dei “politici locali” coinvolti nel “comitato dei politici” ha cambiato partito, qualcuno si sarà ritirato fortunatamente dalla scena, altri continuano a guardare le farfalle e altri ancora cercano di arrotondare lo stipendio con la politica), ma di sicuro noi stavamo dentro i Comitati Popolari per ibeni comuni. Ci stiamo ancora oggi, insieme alle associazioni come la sparanisana BeYourself e la calena 80mq, e ci saremo domani insieme a quanti vorranno. Al fianco della nostra gente.

csoa Tempo Rosso

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